domenica, ottobre 26th, 2008
TRAMA del film
Tre stelle capricciose dello star system hollywoodiano sono costrette a convivere dentro lo stesso film: un film genere gurerra (war movie) ad alto budget ambientato nel sud-est asiatico.
Tugg Speedman è una atteggiato superstar di action movie che sogna gloria e Oscar, Kirk Lazarus è un attore drammatico e pluripremiato col vizio del metodo e dell’immedesimazione estrema, Jeff Portnoy è il divo grasso e cocainomane della saga comica “The Fatties”.
Decisi a correggere i loro vizi e a non tollerare oltre bizze e stravaganze, il regista del kolossal bellico e il sedicente scrittore del best seller che lo ha ispirato li precipitano dentro una guerra reale e una jungla autenticamente selvaggia. Occupati a bisticciare e a rinfacciarsi le rispettive carriere, procederanno ignari del pericolo imminente. Venire alle armi con un vero e sbraitante gruppo di guerriglieri asiatici gli sveglierà finalmente dal sogno della finzione. Tra esplosioni a colori, effetti speciali, e proiettili a salve troveranno lo spirito di gruppo e un finale conforme al genere. Il “soldato Charlot” di Charlie Chaplin e il macchinista di Buster Keaton furono i primi a mettere alla berlina la vita militare e a parodiare l’insensatezza della guerra.La guerra, l’esercito e la caserma sono luoghi privilegiati della risata, vuoi per il desiderio di esorcizzare la drammaticità degli eventi che vi si svolgono, vuoi per portare un caos travolgente dentro un’istituzione organizzata. L’applicazione del comico a un oggetto drammatico come la guerra è perciò una delle tante e possibili declinazioni del concetto di war movie.
Diversamente, la comicità di Tropic Thunder non affonda i denti nella follia di uno scenario di guerra. Si tratta piuttosto di una “dichiarazione di guerra” al cinema bellico, di una commedia parodistica dei conflitti statunitensi rappresentati da Hollywood: Normandia, Corea, Vietnam, Golfo. Un film pieno di rimandi
metalinguistici, citazioni e ammiccamenti ironici ai clichè dei classici del genere: da Platoon ad Hamburger Hill, da Apocalypse Now a Salvate il soldato Ryan, da Rambo a Quella sporca dozzina. Ben Stiller fa esplodere, oltre alle bombe e alle postazioni nemiche, l’arsenale retorico e narrativo dei film con cui si cimenta, rimontandoli in maniera iperbolica. Tropic Thunder diventa così un film pieno di cinema
ma anche un film sul cinema e su Hollywood, circo di celluloide che esibisce divi volubili, agenti zelanti e produttori villain e villosi. Lo “smontaggio” delle pellicole più note del genere non è un gioco gratuito ma un attacco all’immaginario bellicista hollywoodiano e ad alcuni “vizi” della fabbrica del cinema. L’umorismo della commedia di Stiller è di stampo prettamente metalinguistico e non pertiene né alla tradizione chapliniana del comico antimilitarista né a quella altmaniana (M.A.S.H.) del cinema brillante dalle connotazioni critiche.
A misurarsi con la vita in divisa, al fianco di Ben Stiller, ci sono le maschere esagerate, eccentriche e stereotipate del black soldier di Robert Downey Jr. e del commilitone in astinenza di Jack Black.
Citazioni viventi del soldato forgiato nel fuoco e temprato nel sangue della “cultura bellica” hollywoodiana, le performance degli attori diventano occasioni per omaggi o riletture di figure classiche dei war movies: Downey Jr. incarna il coinvolgimento e l’esperienza della comunità nera nel conflitto in Vietnam, Stiller compie il rite de passage del colonnello Kurtz, “morendo” crivellato e dentro un ralenti come il sergente Elias di Willem Dafoe, Black è il reduce squilibrato e straniato nato il quattro di luglio. Un mucchio selvaggio che gioca alla guerra, agendo in un film volutamente sgradevole e intelligentemente stupido.
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sabato, febbraio 2nd, 2008

Paura con Cloverfield. Terrore a New York
Dimenticatevi dei vari Godzilla, Kong e altre terribili creature
queste non sono mai apparse sui vs. schermi
Dopo aver ottenuto ottimi risultati al botteghino americano, incassando nel primo giorno di programmazione ben 17 milioni di dollari dopo esserne costati appena 25, il film del regista di Lost J.J. Abrams,
Cloverfield arriva nelle sale italiane.
La trama:
Alla vigilia della sua partenza per il Giappone, Rob ha organizzato una festa di arrivederci, nel corso della quale intende rivelare ai suoi amici ciò che realmente pensa di loro.
Il suo piano, però, va a monte: gli invitati ammutoliscono quando la televisione annuncia che è in corso un violento terremoto.
Tutti si precipitano sul tetto per valutare i danni del sisma, una palla di fuoco esplode in lontananza.
Salta la corrente. La confusione si trasforma in panico e gli invitati si riversano caoticamente in strada.
Fra grida umane e boati disumani, Rob e i suoi amici si fanno largo in un paesaggio irriconoscibile, che è stato fagocitato da qualcosa di soprannaturale, di terrificante, di mostruoso.
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domenica, novembre 18th, 2007
Ricevo e volentieri pubblico, questo comunicato stampa (il mittente è sotto riportato)…e dato che il mio blog per definizione non è un organo di stampa, ma uno strumento di puro svago e di divulgazione dei miei hobbies, in questo caso informarmi sul mondo del cinema e rendervene partecipi.
**********************************
L’opera prima di Fabio Del Greco dal titolo “Una vita migliore” è stata
realizzata con la formula produttiva, ormai diffusa tra i giovani
autori di film italiani, della compartecipazione produttiva di troupe e
cast, senza alcun tipo di contributo pubblico. L’autore sceglie una
strada low low budget per cercare un respiro di libertà e di totale
indipendenza nella realizzazione di questo film. A far da scenario alle
vicende del film è la città di Roma. Protagonista della vicenda è
Andrea Casadei (interpretato dallo stesso Fabio del Greco) un giovane
investigatore specializzato in intercettazioni audio. Si incontra
spesso a piazza Navona col suo amico Gigi, artista di strada frustrato
e ossessionato dal dover raggiungere il successo a tutti i costi, con
il quale condivide la passione per i microfoni e le intercettazioni.
Sconvolto dal mistero della scomparsa di un amico comune, Andrea decide
di abbandonare i lavori su commissione per cambiare vita e riflettere
sulla
propria esistenza.
Accompagnando Gigi al provino del film “Vampiri in
città” incontrerà l’attrice Marina (interpretata da Chiara Pavoni) e
grazie ad una microspia entrerà lentamente nella sua vita fino a
scoprirne veleni e segreti. Come detto la vicenda si snoda dal centro
alla periferia di Roma rendendo la città stessa protagonista del film.
“Spesso i luoghi in cui le persone vivono – afferma Fabio Del Greco -
sono fondamentali nel plasmare una comunità, le sue abitudini e le sue
caratteristiche. I personaggi si muovono – continua il regista – come
su una scacchiera, forse trasformati in pedine dalla città e dalla
società stessa”. In questa storia le immagini della città si prestano a
rappresentare anche le interiorità dei personaggi, la metropoli
rappresenta, infatti, il luogo ideali per un noir.
“L’idea di realizzare questo film – spiega Del Greco – prende spunto dalla mia personale esperienza: molti anni
di lavoro a contatto con un certo sottobosco del mondo dello
spettacolo, dove per raggiungere con ogni mezzo il successo e la
popolarità, meta ideale dell’epoca dell’immagine, le persone
sprofondano in una sorta di degrado delle relazioni umane”.
Certe
atmosfere noir ben si adattano a raccontare tutto ciò e una ricerca di
tipo esistenziale ha contribuito a tirare in ballo altre tematiche:
pensiamo al potere e alla precarietà economica che condiziona
l’esistenza umana, costringendo a scendere a compromessi. Questo film -
che verrà proiettato dal 30 novembre al 7 dicembre presso il “Cineclub
Detour”,via Urbana 47a – forse è anche una riflessione sull’arte di
osservare, di ascoltare, insomma di quello che si fa quando si esce dal
mondo reale per raccontarlo.
Roma lì 16/11/2007
Ufficio stampa
www.monitorefilm.com www.myspace.com/fabiodelgreco
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venerdì, ottobre 12th, 2007
Risorto Rocky, prossimo alla resurrezione il mitico Rambo, vuoi che non riesumavano anche il mitico e impareggiabile John McClane!
Infatti come vi avevamo anticipato un in nostro precedente post ecco il film che farà appassionare i fan del poliziotto più tosto d’America!
Sono passati 19 anni dopo la celebre trappola di cristallo e 12 dopo l’ultimo capitolo e Bruce Willis torna
a vestire i panni del personaggio che l’hanno reso celebre, accidenti non sembra neanche passato tutto questo tempo….Bruce è in forma smagliante….insomma un Bruce d’annata invecchiando migliora.
Per un recensione in anteprima e accurata del film andate su Cineblog
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